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domenica 4 settembre 2011

Modestia/Umiltà. Presunzione/Arroganza. Conoscenza





Gesù scaccia i mercanti dal tempio
Vangelo di Luca cap. 4: 16/24 - 28/30
16Si recò a Nàzaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

18Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
19e predicare un anno di grazia del Signore.

20Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21Allora cominciò a dire: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi". 22Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: "Non è il figlio di Giuseppe?". 23Ma egli rispose: "Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fàllo anche qui, nella tua patria!". 24Poi aggiunse: "Nessun profeta è bene accetto in patria.".
28All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Immaginate di essere in chiesa per la messa domenicale e che la persona che legge il testo biblico affermi: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi".
Come reagireste?

Al giorno d’oggi come minimo gli avreste dato dello sbruffone e lo avreste invitato a lasciare la chiesa accompagnandolo con tanti sberleffi o scurrilità. Ai tempi di Gesù erano molto meno diplomatici e più pratici: lo accompagnano sull’orlo di un precipizio e cercano di farla finita gettandolo giù!

Noi abbiamo imparato, perché gli evangelisti ce lo hanno spiegato, che quello che Gesù affermava era vero, ma senza queste spiegazioni, non ci saremmo comportati esattamente come i nazareni?

Vangelo di Luca cap. 8 9-10:
9I suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. 10Ed egli disse: "A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché

vedendo non vedano
e udendo non intendano.
All’ignorante la conoscenza appare come presunzione e arroganza e spesso viene rigettata.
L’incertezza, il dubbio per l’ignorante è indice di modestia e umiltà ed è accolta bonariamente.

Il dubbio conforta, la sicurezza destabilizza.

“E’ possibile che non ti sbagli mai?”
“Sei proprio sicuro di quello che dici?”
“Ci dev’essere per forza qualcosa che ti contraddice?”
“Non puoi avere sempre ragione!”

In queste frasi non c’è alcun tentativo di dialogo, ma solo difesa ad oltranza.

La gente comune non è aperta alle nuove conoscenze, ma resta abbarbicata e difende le sue posizioni che sono diventate le sue abitudini quotidiane: Accettare il nuovo significa spesso rigettare tutto ciò che fino ad allora era stato considerato sicuro e reimpostare l’esistenza su nuove basi, ed il vecchio lotterà senza tregua per sopravvivere al nuovo, ma senza speranza!
E, quand’anche ci fosse soppressione fisica (come è accaduto a Gesù di Nazareth, ma anche a tanti altri più vicini a noi nel tempo) del propugnatore delle nuove conoscenze, queste gli sopraviverebbero ed il loro seme si diffonderà sul mondo intero.

L’Universo è una miniera infinita di conoscenze, ma solo chi ha lo spirito del ricercatore puro (nel senso di privo da pregiudizi) vi può attingere.
Senza il loro entusiasmo ed il loro lavoro l’umanità sarebbe ancora all’età della pietra.

Grazie a tutte quelle persone che con la loro audacia hanno portato e continuano a portare

La Luce nel Mondo.

martedì 16 agosto 2011

I SEGNI di Gesù ed i SIMBOLI del Reiki


Nelle antiche Scuole iniziatiche il processo di crescita personale passava attraverso il servizio all’umanità. Quale servizio è migliore di quello di restituire la salute alle persone malate?
La Taumaturgia era quindi la principale materia di studio in queste scuole.
Gesù era maestro in quest’arte ed insegnava ai suoi discepoli il metodo operativo per ottenere risultati taumaturgici simili a quelli che egli stesso otteneva.
Le sue conoscenze non erano limitate al campo medico puro e semplice ma si estendevano anche ad altri ambiti.
Tipico esempio è l’episodio dell’adultera che gli si avvicina per chiedergli protezione da una folla inferocita che voleva lapidarla.
Mentre la folla esprimeva le sue ragioni per giustificare la lapidazione, Gesù con un ramo componeva “SEGNI” per terra. Quando ebbe terminato di disegnare pronunciò la famosa frase: “Chi di voi è senza peccato lanci la prima pietra!”, riprendendo a disegnare.
Per il reikista è facile l’associazione fra i SEGNI di Gesù ed i SIMBOLI del Reiki.
Gli uni e gli altri sono misteriosi solo perché non si conosce la lingua originaria in cui sono stati scritti.
In effetti si tratta proprio di un linguaggio con un suo alfabeto e una sua fonesi.
La tavola che segue è un esempio di quello che può definirsi un vero “linguaggio degli angeli”. La parte fonetica (mantram) è presente nel libro biblico dei Salmi.

L’equivalente orientale della tradizione ebraica è il Tera Mai. Anche in questa tradizione abbondano i segni nel linguaggio angelico di cui non si conosce più l’uso pratico. William Lee Rand ha attinto a questa tradizione per la creazione del suo Karuna Reiki, selezionando solo alcuni simboli che secondo l’uso comune avevano dato dei risultati terapeutici concreti e tralasciandone molti altri che avevano effetti non  immediatamente evidenti.
L’uso tradizionale di questi segni consisteva nel tracciarli sulla persona da trattare e di recitare il salmo (mantram) corrispondente un certo numero di volte (1, 3, 7, 10).
Altre volte lo stesso segno veniva affidato alla persona, inserito in una struttura pentacolare (sigillo), per portarlo sempre con sé.
Da ciò si può dedurre che, data l’intenzione iniziale, il segno continuava la sua azione indipendentemente dalla presenza o meno dell’operatore.
Anche nelle tecniche Reiki esiste un equivalente: la griglia di cristalli, in cui simboli e intenzioni vengono sottoposti all’effetto energizzante dei cristalli precedentemente purificati e attivati tramite l’imposizione dei simboli reiki.
E altresì chiaro come la semplice visione di questi segni o simboli non produca alcun effetto in chi non conosca i metodi di attivazione e le proprietà di ogni singolo segno. Lo stesso si può dire dei simboli reiki.
In ogni caso segni e simboli sono strumenti operativi finalizzati a specifici risultati sul piano fisico, mentale, spirituale.
Ho letto varie dissertazioni sull’origine dei simboli Reiki tendenti a dimostrare o la loro inutilità o l’uso limitato ad un’eventuale azione sulla crescita personale dell’utente.
Ciò indica una scarsa conoscenza della personalità di Mikao Usui.
Egli non era un teorico ma un pragmatico ed è stata questa sua qualità a spingerlo a far seguire alla conoscenza del metodo, l’insegnamento tramite una Scuola e l’applicazione tramite una Clinica.
Tutto ciò è perfettamente in linea con quelli che erano gli antichi insegnamenti iniziatici.
Joe Dispenza in uno dei suoi seminari ha dato una perfetta definizione di teoria e pratica che riporto:
La teoria senza la pratica si chiama filosofia; la pratica senza teoria si chiama ignoranza. Da cui si deduce che la completezza comprende sia l’una che l’altra; e questo si chiama saggezza. A buona ragione Mikao Usui può essere ritenuto un saggio.
Viene detto che i simboli funzionano solo se chi li usa crede nel loro potere. Io credo invece che i segni e i simboli funzionano per se stessi e indipendentemente dalla credenza di chi li usa.
E’ simile a ciò che accade quando si preme sull’interruttore della luce: che io conosca o meno la teoria della natura della luce o della struttura dei circuiti elettrici, immancabilmente alla mia azione seguirà l’accensione di una lampadina, purché ci sia energia elettrica disponibile (A livello universale la corrente è sempre presente!).  
In qualità di Medico di Medicina Generale e di Reiki Master ho potuto constatare la correttezza di quanto ho sopra affermato perché ho utilizzato la tecnica reiki con i miei assistiti e i risultati non potevano essere teorici se era in corso una lombo-sciatalgia acuta, una colica intestinale o renale, una dermatite acuta, una cefalea o altro ancora.
Proprio dalla pratica è nata la mia scoperta dell’uso dei “sigilli” per il trattamento di diverse patologie e situazioni.
La descrizione di questi strumenti operativi la si può reperire sul mio sito web al seguente indirizzo:
Attualmente tutti i miei studenti usano i sigilli per trattare se stessi e gli altri sia direttamente che a distanza.
Credo che tutti gli operatori reiki, dal II livello in su, debbano sapere che ogni volta che tracciano un simbolo e lo proiettano su una persona o oggetto, creano una vibrazione nel campo energetico universale che per risonanza richiama l’energia corrispondente al simbolo tracciato e le cui qualità si rendono manifeste nel mondo fisico con un effetto di natura corrispondente.
Quando teoria e pratica sono ben allineate le possibilità lasciano il posto alle certezze.

giovedì 30 settembre 2010

La prima parola dei bambini: Mamma o Amamam…. ?


Si dice che la prima parola che impara il neonato sia “mamma”, per la gioia di tutte le mamme.
I papà invece rimangono piuttosto perplessi, poiché anche quando sono loro a prendersi cura dei piccoli nati, sin dalla loro nascita, questi continuano a ripetere “mamma” e non “papà”, anche se questi amorevolmente ripetono al bimbo “papà”, “papà”, “papà”!
Se guardiamo attraverso le varie lingue, notiamo che la parola “mamma”, pur con piccole variazioni è ricorrente; diversamente dalla parola “papà” che invece cambia notevolmente da una all’altra.
Allora mi sono chiesto se ci fosse qualche motivo che spingesse il piccolo a pronunciare proprio quella parola, piuttosto che altre.
Durante queste “meditazioni” sulla parola “mamma”, sono stato portato ad accostarla ad un'altra, che è molto conosciuta in India, e cioè AUM.
AUM è il nome di Dio che spesso viene ripetuto attraverso la sua contrazione in OM.
Perché la sillaba AUM è diventata il nome di Dio?
Ponendomi questa domanda mi è stata immediatamente chiara la risposta!
La lettera A richiede per essere pronunciata la massima apertura della bocca.
La lettera M per essere pronunciata richiede la totale chiusura della bocca.
La U invece richiede un’emissione prolungata (un soffio di vento!).
Quindi fra la A e la M sono distribuiti tutti gli altri suoni.
A è l’inizio ed M è la fine. La U fra le due indica un percorso assimilabile al “tempo”.
Per cui si può dire che AM rappresenta l’eterno presente, mentre AUM rappresenta lo scorrere del tempo.
Quindi effettivamente AUM rappresenta la manifestazione di Dio.
Vangelo di Giovanni:
1In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Praticamente il bambino, dovendo imparare a parlare, non ha scelta: deve partire dai suoni estremi, e quindi dalla A e dalla M. Quindi ripete: AMAMAMAMAM … , però, siccome per noi è più usuale far precedere la consonante alla vocale, finiamo per percepire: MAMAMAMAMA …!

Conclusione
Da tutto ciò si deduce che per il bambino la ripetizione della parola “mamma” rappresenta solo una prova tecnica di vocalizzazione, con buona pace dei papà.

sabato 25 settembre 2010

La Metafora di Lucifero

La “mancanza”: origine di tutti i mali!

La natura dell’Universo è “Abbondanza”, per cui in esso c’è sempre tutto ciò di cui pensiamo d’aver bisogno.
C’è un autore che è vissuto circa un secolo fa e che si chiamava Wallace D. Wattles (1860 – 1911) che nel suo libro “La scienza del diventare ricchi”, afferma che […] se anche tutto l’oro presente nelle miniere del nostro pianeta fosse preso dagli uomini e ce ne fosse ancora richiesta, l’universo si adopererebbe per produrne dell’altro.


Michael Bernard Beckwith (progressista transreligioso non allineato)
[…]ci sono cose in abbondanza per tutti.
Nella mente dell'umanità c'è una bugia che agisce come un virus. Questa bugia dice: «Non ci sono cose buone a sufficienza per tutti. C'è carenza e ci sono limiti, e le cose non bastano». E per via di questa bugia la gente vive nella paura, nell' avidità, nell' avarizia, e quei pensieri di paura, avidità, avarizia e carenza diventano la sua esperienza. Quindi il mondo ha preso una pastiglia che ha popolato di incubi i suoi sonni. La verità è che c'è abbondanza di cose buone. Ci sono idee creative, potere, amore e gioia in abbondanza. Una mente consapevole della propria natura infinita comincia a rendersene conto.
Tutto questo per indicare che il concetto di “mancanza” è pura illusione, proprio quella che le filosofie indiane chiamano “Il velo di Maya”.
Il termine Maya indica più precisamente l’idea di separazione, di mancanza di unità. Per cui sollevando il velo si (s)vela la sostanziale unità di tutte le cose e quindi l’assurdità di ogni forma di competizione, contrapposizione, appropriazione, sottrazione, in quanto c’è tutto per tutti.
E’ interessante notare anche che la stessa parola anagrammata in Yama indichi l’idea della morte come mancanza della vita, anche qui intesa come pura illusione, in quanto nell’Universo tutto è vita.
Nella nostra tradizione occidentale il concetto di “mancanza” viene incarnato dalla figura di Lucifero.
La storia riportata dalla Bibbia cristiana e dagli scritti dei Padri della Chiesa, è che in origine Lucifero fosse l'Arcangelo più bello, più splendente e più vicino a Dio, chiamato quindi Lucifero ("portatore di luce"), che però, proprio per questa sua vicinanza, credette d'essere non solo come Dio, ma più potente dell'Onnipotente stesso, peccando così di superbia e ribellandosi al volere di Dio (come è scritto: "Similis ero Altissimo", cioè "Sarò simile all'Altissimo", Isaia, 14,14).
Ciò che emerge da questa storia è che, nonostante avesse tutto, Lucifero aspirasse ad una cosa che non gli apparteneva: Il posto del suo creatore. Quindi viveva la mancanza del Trono di Dio, e ciò offuscò la sua visione e passando dall’assoluto presente al relativo temporale ["Sarò (futuro) simile all'Altissimo"], pose di fatto la premessa della sua separazione entrando nel mondo dell’illusione (precipitò sulla Terra) portando con sé il germe della separazione che diffonde fra gli uomini diventando “Il Diavolo” che significa “colui che separa”.
La Bibbia fa risalire quest’azione separatoria luciferica proprio agli albori della umanità attraverso il Mito di Adamo, Eva, il serpente e l’albero. Anche qui si ritrova l’illusione di un potere che manca e che può essere conquistato attraverso il frutto dell’albero. L’epilogo è lo stesso: si abbandona l’abbondanza del Giardino di Eden, per entrare nel deserto del mondo con le sue privazioni.
Da tutto ciò emerge che la vera causa di tutti i mali della nostra vita nasce dall’idea della mancanza e della separazione.
Ci muoviamo verso ciò che ci manca, prendendo le distanze da chi potenzialmente possa concorrere con noi nell’ottenerlo = Il seme della Guerra.
Se ci pensate c’è una corsa all’accaparramento di qualsiasi cosa, che non necessariamente ci serve e che spesso sarà accantonata e diventerà un inutile zavorra che passa da un luogo all’altro inutilizzata.
Questo è ciò che intendo quando affermo che ciò che richiede sforzo e lotta non mi appartiene e che potenzialmente lo sto sottraendo ad un altro che lo sta ricercando. Inoltre questa impostazione mi fa realmente vivere “diabolicamente”, quindi pieno di paure per la sottrazione, con il sospetto verso tutto e tutti, barricandomi in casa trasformando un luogo di serenità in una prigione, e per la Legge di Attrazione, richiamare ciò che più temo.
Questo non vuol dire che colui il quale ricerca la cosa conquistata da un altro non possa ugualmente ottenerla, ma semplicemente afferma che se il desiderio è sincero e l’oggetto del desiderio è veramente suo, gli arriverà ugualmente seguendo altre vie, poiché è nella natura stessa dell’universo l’abbondanza, il tutto per tutti.

Conclusione:
La vera crescita spirituale consiste nell’eliminare dal nostro cuore e dalla nostra mente ogni idea di separazione e di mancanza e nel saper riconoscere che l’universo è abbondante come ci dice il seguente salmo di David:
23 (22)
1Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
2su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
3Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
4Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
5Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
6Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

mercoledì 22 settembre 2010

Regole Iniziatiche



Anonimo
1 . La vita, con le sue innumerevoli prove, ha per scopo - nell’ordine della sua saggezza - l’educazione della volontà.
      Il non volere e il non agire è all’uomo tanto funesto quanto il compiere il male
      L’uomo deve, come il suo Creatore, essere sempre attivo.
2. E’ a mezzo della Volontà che l’intelligenza vede il dispiegarsi delle fasi della vita. Se la volontà é sana, la veduta é giusta.
3. Affermare ciò che è vero e volere ciò che è giusto, è creare. Affermare e volere il contrario, é distruggere.
4. Quando l’uomo, avendo scoperto la Verità, vuole operare la giustizia, nulla gli resiste.
5. Al fine di affermare che un uomo é o é stato felice o infelice, sappiate la direzione che ha seguito la sua volontà.
6. Una catena di fiori é più difficile a spezzare che una catena di ferro.
7. La volontà dell’uomo giusto è l’immagine della volontà di Dio, e man mano ch’essa si fortifica, comanda agli avvenimenti.
8. Le intelligenze le cui volontà non si equilibrano, sono come degli astri mancanti
9. Accettate il male relativo come un mezzo per raggiungere il bene assoluto, ma non lo vogliate, né commettetelo mai.
10. Per acquisire il diritto di possedere sempre, bisogna volere pazientemente e lungamente.
11 . Affrontate il leone, e il leone vi temerà. Sappiate comandare al dolore, e il dolore si muterà in piacere.
12. Andare incontro alla morte per sacrificio non é un suicidio: é l’apoteosi di una sublime volontà e la presa di possesso della vita eterna.
13. Passare la propria vita a volere e perseguire dei beni caduchi, é votarsi all’eternità della morte.
14. Volere il bene con violenza é tanto ingiusto quanto il volere il male. La violenza crea il disordine, e il disordine è il principio di ogni male.
15. Volere il male é asservirsi alla morte. Una volontà perversa é un inizio di suicidio.
16. Soffrire é lavorare. Ogni dolore, accettato con obbedienza e rassegnazione, é un progresso compiuto.
17. Più la volontà sormonta ostacoli, più essa ingigantisce in potenza. La speranza deve dunque unirsi incessantemente alla fede.
18. La paura non é che una pigrizia della volontà. I pericoli non spaventano che i mancati.
19. La luce é un fuoco elettrizzato, posto dalla natura a servizio della volontà. Essa rischiara coloro che sanno usarne; fulmina quelli che ne abusano.
20. Ogni volontà che lotta contro i decreti divini, é riprovata dalla Eterna Ragione.
21. Quando ci si crea dei fantasmi, si partoriscono dei vampiri. Chiunque si abbandona all’errore, diviene loro preda.
22. L’impero del mondo appartiene all’impero della luce e l’impero della luce é il Trono della Volontà. Così, man mano che l’uomo perfeziona la sua volontà, può arrivare a tutto vedere, cioè a tutto sapere, in un cerchio indefinitamente estensibile. La felicità è per lui il frutto della scienza del bene e del male, scienza figurata dall’albero centrale dell’Eden. Ma Dio non permette di cogliere questo frutto, se non all’uomo abbastanza padrone di sé stesso per avvicinarsene senza desiderarlo.

Riflessioni
Molti dei concetti che si ritrovano in questi testi, rimandano a guerre, lotte, dolori, sofferenze, come presupposti necessari per raggiungere la felicità e li presentano in modo tale da farle sembrare una ineluttabile volontà divina.
E’ mai possibile che un Dio, definito “Amore” da Giovanni Evangelista, possa veramente imporre sofferenza e lotta prima di un premio?
E’ facile notare il contrasto fra l’incitazione alla lotta, sforzo, sacrifico delle regole e la seraficità delle parole di Gesù: “A chi chiede sarà dato. […] A chi bussa sarà aperto. […] Io voglio misericordia, non sacrificio.” .
Da ragazzo avevo una convinzione profonda che suonava così: “Ciò che è mio viene a me!”, e come conseguenza logica: “Ciò che non mi appartiene, non sarà mai veramente mio!”. Questo porta anche ad un’altra conseguenza logica: Se inseguo ciò che non mi appartiene, la sto sottraendo a qualcun altro, e ciò comporta che nego a questa persona una possibilità di essere felice!
Quindi ho maturato che tutto ciò che richiede sforzo e lotta, non ci appartiene.
La bellezza di ciò che veramente ci appartiene nasce dal fatto che ci viene incontro spontaneamente e che è un piacere immenso riceverlo.
Quando si riceve ciò che ci appartiene si prova  una sensazione interna di espansione, e ciò si può veramente chiamare “Amore”, e non è blasfemo sentire e affermare in quei momenti: “Io e Dio siamo Uno!”.

sabato 11 settembre 2010

Dio creò dal nulla tutte le cose


     Quando ero bambino e seguivo i corsi di catechismo, ricordo che uno dei concetti base da imparare era quello della creazione dell’Universo.
     Veniva insegnato: “Dio creò dal nulla tutte le cose”.
     Una frase che creava un bel po’ d’imbarazzo nella mia mente e presumo in quella di tutti i bambini che come me l’ascoltavano.
     “Com’è possibile creare cose dal nulla?”
     Ho dovuto attendere vari decenni di vita e ricerche per trovare la risposta a tale domanda.
     E la risposta è arrivata dalle ricerche della Fisica Quantistica.
     In questa disciplina si è arrivati ad una conclusione sconcertante sull’origine dell’Universo.
     Si afferma ormai che: “L’Universo esiste perché c’è qualcuno che lo osserva. Senza osservatore l’Universo è niente. Quindi è la mente che dà una forma agli oggetti che percepisce”.
      Finalmente il Dogma si è incontrato con la Conoscenza Scientifica ed è stato svelato.
      Questa conoscenza sotto altra forma esisteva già in medicina e soprattutto era chiara nella fisiologia del nostro Sistema Nervoso.
      Sono infatti ben conosciuti i cosiddetti “riflessi ideo-motori”: un qualsiasi movimento del nostro corpo è possibile solo se può essere visualizzato prima.
     Se non riesco a immaginare un movimento non sono in grado di realizzarlo.
     Per estensione si può affermare che è possibile realizzare solo ciò che è possibile immaginare; per cui l’intera esistenza di ognuno è la realizzazione della propria immaginazione.

giovedì 9 settembre 2010

Considerazioni sull’Infinito

C’è un episodio della mia adolescenza che è sempre rimasto impresso nella mia mente: una chiacchierata, quasi monologo, con un mio amico, in un pomeriggio d’estate (circa 45 anni or sono!), seduti su una panchina della villa comunale del mio paese natale.
In quel periodo ero molto attratto dalle problematiche religiose ed in particolare da quel concetto di Dio che veniva insegnato ai bambini alle lezioni di catechismo. Dio essere perfettissimo (nonostante le anomalie grammaticali del termine!), infinito, eterno, onnisciente, onnipotente.
In particolare mi aveva colpito il concetto di infinito, che avevo anche incontrato a scuola in Geometria parlando della “retta”, “semiretta”, “punto”.
In quel pomeriggio d’estate stavo appunto comunicando a questo amico i miei pensieri riguardo al concetto di infinito.
Pensavo all’immensità del cielo stellato, senza limiti; al numero infinito delle stelle, dei pianeti, ecc., ma quello che più mi aveva colpito era che nell’infinito le possibilità più remote diventano certezze.
Dicevo al mio amico: “Il nostro sistema solare non è unico nell’universo, ma verosimilmente ne esistono un numero infinito che si differenziano fra di loro solo per uno o più particolari. Nello stesso modo il nostro pianeta Terra non è unico, ma esistono un numero infinito di pianeti Terra che ugualmente si differenziano per uno o più particolari. Per esempio c’è un pianeta Terra che è identico a questo in cui viviamo, ma in cui oggi, noi due, invece di stare qui a chiacchierare di questi argomenti, stiamo passeggiando a braccetto con una ragazza. Oppure un altro in cui tutto è identico a questo tranne che io invece di chiamarmi Cosimo mi chiamo Nicola e tu invece di Nicola ti chiami Cosimo.”
Il mio amico annuiva, ma leggevo nei suoi occhi tutta la sua perplessità!
Quest’anno (2010) ho letto il libro di Vadim Zeland “Lo spazio delle varianti”, e con mia grande sorpresa ho ritrovato i concetti che avevo intuito da adolescente, ma mi è stato di grande aiuto per completare quelle mie intuizioni.
Io allora pensavo che le varianti della realtà fossero autonome e che fra di loro non esistesse alcuna possibilità di interazione: fossero cioè delle vie parallele alla nostra. Zeland invece afferma che noi scegliamo ogni momento in quale di queste vie parallele vivere ed avere le nostre esperienze, e nel suo secondo libro “Il fruscio delle stelle del mattino” dà molte indicazione su come operare per trasferirsi da una via ad un’altra mediante la semplice “scelta”.
La scelta nasce dal concetto che l’infinito è perfetto e come tale nulla può essere aggiunto né sottratto.
Tutto ciò che posso immaginare esiste già, e può essere solo scelto non raggiunto o conquistato o creato.
Zeland ha chiamato questa tecnica “Transurfing”
In questo ci soccorre anche il libro biblico “Qoèlet” che nel 1° capitolo intona:

9Ciò che è stato sarà
e ciò che si è fatto si rifarà;
non c'è niente di nuovo sotto il sole.
10C'è forse qualcosa di cui si possa dire:
"Guarda, questa è una novità"?
Proprio questa è già stata nei secoli
che ci hanno preceduto.

Quindi col transurfing ogni evento della vita è affidato alla scelta dell’individuo ed in questo contesto decade ogni possibile intervento del “caso”. Del resto in un Universo così perfettamente organizzato è mai possibile che possa esistere qualcosa che sia affidata al caso?

Conclusione
Il nostro percorso di vita non è nelle mani di Dio e neppure affidato al caso, bensì alle nostre scelte quotidiane di cui siamo gli unici responsabili.

Un sentito grazie a Vadim Zeland per aver condiviso con tutti le sue scoperte e intuizioni.

lunedì 9 agosto 2010

Gesù e il cane morto - Importanza dell'attenzione positiva

Si dice: "Il mondo è cattivo!"
Ogni giorno ci sono delitti di ogni tipo a cui viene data enfasi.
"Non fare...., non andare....., non frequentare....., " sono le raccomandazioni che si danno ai figli.

C'è un aneddoto, non canonico, che riguarda la vita di Gesù.
Si racconta che un giorno Gesù camminava per una strada di campagna discorrendo coi suoi discepoli.
Lungo il percorso incontrano la carogna di un cane ed i suoi discepoli a quella vista girano la testa con disgusto.
Gesù, invece, si sofferma e dice: "Che meravigliosa dentatura aveva quel cane!"
Era riuscito a vedere l'unica cosa bella presente nel putridume della morte!

Riflessione:

La nostra visione del mondo è esattamente lo specchio di ciò su cui focalizziamo la nostra attenzione.
Se ci focalizziamo sui delitti, il mondo ne sarà pieno.
Se ci focalizziamo sulle malattie, ne sarà sommerso.
Se ci focalizziamo sulle carestie, la terra si inaridirà.

Come potrebbe essere il mondo, se come Gesù, ci focalizzazzimo su ciò che di bello esso esprime?

Bellezza, salute, abbondanza, amicizia!

Questo è uno dei più bei messaggi che egli ci ha lasciato e la ricerca del bello è diventata parte integrante del mio quotidiano.

Risorse utili

Anagrafe e Malattia

Anagrafe e Malattia Anagrafe. [dal gr. ἀναγραϕή «registro»]. – Registro della popolazione destinato, in ogni comune, a documentare lo...

Lavori in corso ....../Working progress.....

Lavori in corso ....../Working progress.....

Lavori completati e pubblicati

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Doni dell'Energia Reiki

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Informazioni personali

La mia foto
Nato a Castellana Grotte (BA) nel 1951 Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1979 presso l’Università degli Studi di Parma Dal 1984 esercita la Professione di Medico di Medicina Generale in Casamassima (BA). Nel 1985 si iscrive al Corso Biennale di Omeopatia indetto nella Città di Bari dalle Scuole di Medicina Omeopatica “Mattioli-Palmieri” di Firenze, conseguendone l’Attestato nel 1987. Dal 1997 è attivo nell’informazione sulla integrazione alimentare da fonti naturali (e non da preparazioni chimico-farmaceutiche), quale supporto indispensabile al miglioramento e mantenimento dello stato di salute psico-fisico dell’individuo. Nel 2001 si avvicina allo studio e alla pratica delle tecniche di guarigione naturali del Reiki, percorrendone l’intero iter formativo fino alla qualifica di Usui Reiki Master, di Karuna Reiki® Master, e completando la formazione nelle tecniche giapponesi originali dell’Usui Ryoho Gakkai presso la Scuola Free Reiki® di Padova. Il lavoro di ricerca continua acquisendo la conoscenza di nuove tecniche fra cui EFT, Coaching, ed altre in via di sviluppo, sempre con l'obiettivo di ripristinare lo stato di benessere nelle persone che lo richiedono.

About Cosimo

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